sabato 8 dicembre 2007

Roberto Signorini. Alle origini del fotografico. Lettura di ‘The Pencil of Nature’ ( 1844-46 ) di William Henry Fox Talbot

Bologna CLUEB 2007, in collaborazione con Petite Plaisance, PistoiaPagg 528, 24 cm, con ill. bn ISBN 978-88-491-2740-9 Euro 38



Per la prima volta in Italia questo volume offre il testo, la traduzione ed una guida alla lettura di ‘The Pencil of Nature’, il primo volume a stampa corredato da immagini fotografiche, che reca anche la prima riflessione teorica sulla fotografia, a soli cinque anni dall’annuncio della sua invenzione. L’autore William Henry Fox Talbot ( 1800-1877 ) tra i protofotografi ha un ruolo di primissimo piano: per la sua multiforme cultura scientifica, umanistica ed artistica; per l’ampiezza e continuità della sperimentazione; per la consapevolezza delle implicazioni socioculturali ed estetiche del nuovo mezzo. In particolare, egli coglie nella fotografia una ‘nuova arte’ dal significato inedito, ed ha il merito di proporla nella sua complessità ed ambiguità (‘matita della Natura’) ponendo le basi dei futuri dibattiti sul ‘fotografico’.

Il volume contiene la traduzione italiana di ‘The Pencil of Nature’ col testo inglese a fronte, e la riproduzione in bn delle tavole fotografiche, preceduta da un ampio saggio introduttivo che contestualizza l’opera nell’itinerario di ricerca dell’autore, evidenzia la sua densità culturale, sulla base di studi filologici, biografici, critici, ed analizza la riflessione di Talbot alla luce delle attuali teorie della fotografia.
Roberto Signorini (1947) è membro della SISF ed è uno studioso indipendente di teoria della fotografia. Ha pubblicato tra l’altro : Arte del Fotografico (Petite Plaisance 2001) ; Fotografia e Paesaggio (con Marisa Galbiati e Piero Pozzi, Milano, Guerini 2006); Jean-Marie Schaeffer, L’immagine precaria (con Marco Andreani, CLUEB 2006); Oltre il libro di testo (CD-rom unito al volume di Maria Luisa Tornesello Il sogno di una scuola, Petite Plaisance 2006)
Sul sito della SISF (http://www.sisf.eu/) puoi trovare una intervista realizzata da Cesare Colombo a Roberto Signorini oltre ad una galleria di immagini

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO

lunedì 15 ottobre 2007

La SISF compie 1 anno!

Il 26 ottobre 2007 la SISF giunge all’appuntamento della prima assemblea annuale, dopo quella costitutiva del giugno 2006.Il primo anno di attività della SISF era previsto dallo statuto come sperimentale. Si trattava infatti di collaudare la possibilità di costituire anche in Italia una associazione sul tipo di quelle che già esistevano in altri paesi europei, con lo scopo di promuovere le iniziative di studio sulla fotografia, e i contatti e gli scambi fra gli studiosi. Alla fine del primo anno di lavoro il Consiglio Direttivo uscente presenta la relazione sul suo periodo di mandato.

Tutti i soci possono leggere la relazione sul sito della SISF accedendo all'area riservata ai soci.

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO

domenica 30 settembre 2007

Assemblea Generale della SISF

E' indetta per il prossimo 26 ottobre, a Firenze, l'assemblea generale della SISF. L’odg è il seguente:
Registrazione degli iscritti
Relazione sulla attività svolta nel primo anno sociale, attività in corso e programmi e proposte
Relazione finanziaria e approvazione del bilancio
Modifiche di statuto, quote sociali
Elezione delle cariche sociali
Eventuali e varie
Nel periodo intercorrente fra la convocazione e l’effettuazione dell’assemblea, il consiglio direttivo provvederà ad inviare ai soci il materiale informativo relativo ai vari punti all’odg e i dettagli più precisi relativi al luogo e all’organizzazione della giornata; per contro i soci sono pregati di inviare al CD le proposte o gli eventuali consigli e suggerimenti in merito.
Scarica il documento di convocazione e la lista dei candidati (in formato *.doc)

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO

Parlami di lui: Le voci di Scianna, Berengo Gardin, Ferroni, Camisa, Colombo, Branzi, Manfroi, De Biasi, Permunian, Biagetti su Mario Giacomelli

a cura di Simona Guerra; Ancona, Mediateca delle Marche, 2007, 202 pp. € 20,00


La Mediateca delle Marche, già impegnata nella inventariazione preliminare del Fondo Mario Giacomelli, di proprietà del Comune di Senigallia e conservato presso il locale Museo dell’Arte Moderna e dell’Informazione, e del Fondo di proprietà degli eredi, pubblica ora questa interessante serie di interviste fatte a una ristretta scelta di personaggi, prevalentemente fotografi, che ebbero occasione di condividere o incrociare il proprio percorso personale o espressivo con quello di Giacomelli.

Il titolo del volume ben rappresenta le intenzioni del progetto, per quel suo tono che lo dichiara immediatamente vincolato alla biografia dell’autrice: “parlami di lui” si chiede nell’intimità del dialogo degli affetti mancati. O che troppo ci mancano. A questa disposizione affettuosa si deve però anche qualche ingenuità in cui Guerra è incorsa, dovuta all’accettazione acritica delle parole degli intervistati (“le loro parole sono per me verità assolute”, p.19) cui vengono a volte concessi spazi eccessivi di autocompiacimento, come la scelta non sempre coerente e motivata degli interlocutori: penso all’intervento di Manfroi, interessante in sé ma fuori tema, e al partecipato ricordo di Biagetti, cui si deve anche il ritratto di Giacomelli in copertina, che si connota piuttosto come testimonianza immaginifica di un contesto culturale caparbiamente provinciale. Dalla scelta degli interlocutori come da questi dialoghi apparentemente informali si ricava comunque una cospicua messe di informazioni sulle diverse forme del provincialismo della fotografia italiana di quegli anni, e di Giacomelli stesso. Accade così - a seconda degli incontri ma a volte con uno stesso interlocutore – che si passi con naturalezza dalle questioni di poetica all’evocazione di comuni ricordi ovvero allo svelamento di piccoli trucchi di camera oscura, in un complesso di considerazioni che riguarda l'intero mondo della fotografia 'artistica' italiana del secondo dopoguerra, con piccole cattiverie generosamente distribuite qua e là quasi senza parere e con grandi, irriducibili narcisismi. Le testimonianze che ne risultano sono anche per questo certamente utili per meglio comprendere cultura e dinamiche di una pratica ancora in bilico tra professione e passione amatoriale. Penso in particolare alle parole di Ferroni e Camisa, entrambi recentemente scomparsi, che aiutano a ricostruire un mondo di relazioni, anche minute ma necessarie per delineare quel piccolo mondo antico che viveva ancora di concorsi e gare, dove gli adepti discutevano animatamente come se “parlassero del Giro d’Italia”(Camisa: 95). Più complesso il contributo di Scianna, per la lucidità nel definire alcuni aspetti cruciali e problematici della ‘ricezione’ – anche propria – del lavoro di Giacomelli così come della sua personalità complessa e per molti versi contraddittoria, per la capacità che dimostra di cogliere quello che credo sia stato il nodo esistenziale che ha governato la sua poetica e la sua produzione: “lo scandalo che lui sentiva con violenza nei confronti della degradazione e della morte.” (Scianna: 26).
Ciò che ne è risultato, pur nei limiti indicati, è allora uno dei sinora rari esempi di pubblicazione di fonti (qui indirette) per la storia della fotografia italiana contemporanea, da tenere accanto – solo per esemplificare – al carteggio 1955-1963 di Alfredo Camisa, pubblicato da Paolo Morello (Palermo, Istituto superiore per la storia della fotografia, 2003) e all’antologia di testi curata da Cesare Colombo Lo sguardo critico: cultura e fotografia in Italia 1943-1968, ,Torino, Agora, 2003.


Indice del volume

7 Presentazione
11 Introduzione
15 Cercando Mario Giacomelli di Simona Guerra
Dialoghi
23 Ferdinando Scianna
Ciò che non si dovrebbe fotografare
53 Gianni Berengo Gardin
A Castelfranco insieme all'uomo nuovo della fotografia italiana
69 Ferruccio Ferroni
Dimenticare la tecnica per far nascere l'arte
87 Alfredo Camisa
Quando Mario era solo un garzone di bottega
101 Cesare Colombo
Mario Giacomelli: un italiano fino in fondo
123 Piergiorgio Branzi
Non tutti i miracoli nascono a Milano
135 Manfredo Manfroi
Dal punto di vista della Gondola
149 Mario de Biasi
Le fotografie non nascono per caso
161 Francesco Permunian
Espressione, non comunicazione
177 Paolo Biagetti
Perché il poeta non muore
183 Biografie delle “Voci”
195 Biografia di Mario Giacomelli


Pierangelo Cavanna

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO

Viaggio in un paesaggio terrestre

di Vittore Fossati, Giorgio Messori; Reggio Emilia, Edizioni Diabasis, 2007, 138 pp., € 18,00 ISBN 978-88-8103-457-4


Diabasis finalmente pubblica l’esito di questa avventura dello spirito avviata da Fossati e Messori ormai dieci anni or sono e proseguita per altri cinque, accompagnandosi ma soprattutto facendosi attrarre “da poeti e pittori che avevano messo il paesaggio, e l’arte di rappresentarlo, in un punto vitale della loro opera e dei loro pensieri.”

Non tanto un viaggio d’istruzione però, come i due vorrebbero modestamente far intendere, ma un percorso di raffinata verifica, amabilmente condotta per il tramite del confronto diretto coi luoghi e le loro rappresentazioni, ricorrendo ciascuno al proprio specifico taccuino ma specialmente confidando nel loro dialogo fitto e continuo, così che alla fine “molte cose scritte nascono dal fotografo, e alcune inquadrature sono state magari suggerite dallo scrittore.” Ciò che ne è risultato non è una ricognizione fotografica accompagnata da un testo, come accadeva ad esempio per Gianni Celati con Luigi Ghirri, certo tra i riferimenti affettivi e generazionali dei due autori, quanto semmai uno sviluppo del modello messo a punto da Strand e Zavattini (Un paese, Torino, Einaudi, 1955; nuova ed. Firenze - New York, Alinari - Aperture, 1997) dove il legame allora già stretto tra parola e immagine si fa qui imprescindibile e fondante. Siamo ora in presenza di due coautori distinti non di due autori diversi, e per questo risulta difficile concordare con Marco Belpoliti (”Alias”, 9-6-2007: 18) quando afferma che “La voce di Fossati nel libro non c’è – poiché è stato scritto da Messori – ma ci sono i suoi sguardi e ciò che di questi sguardi ci dice lo scrittore”, come se la sola mediazione possibile fosse la parola. Sin troppo facile sarebbe ribaltare la direzione di questa lettura per rivendicare una prevalenza del fotografico; non si darebbe con ciò ragione dell’esito di questo progetto, per il quale è più utile ricorrere alla definizione di “iconotesto” così come è stata messa a punto in area francese (Alain Montandon,a cura di, Iconotextes, Actes du colloque international tenu à l' Université Blaise Pascal, Clermont-Ferrand, 17-19 mars 1988, Paris, CRCD Clermont-Ferrand, Ophrys, 1990; nuova ed. 2002) e utilizzata recentemente ad esempio da Michele Vangi (Letteratura e fotografia, Pasian di Prato, Campanotto Editore, 2005) a proposito – tra gli altri – di W.G. Sebald, con cui Messori condivideva una affettuosa ammirazione per Robert Walser, per quel suo sguardo stupito sull’incanto del mondo, di ogni porzione di mondo, che è anche una delle qualità migliori dei nostri due autori, forse la consonanza segreta che ha fatto crescere negli anni un’amicizia profonda, nata sotto il segno di Ghirri.

Questo “libro illustrato, qualcosa che si può seguire leggendo e guardando” è lo spazio di riflessione offerto da Fossati e Messori, che hanno concepito l’opera sulla permeabilità dei due mezzi espressivi come sulla ricchezza della loro corrispondenza inesausta, senza rifiutare il modello domestico degli album ricordo. Non è solo l’insistenza affettuosa dello sguardo però a dar corpo a queste osservazioni incrociate, a far affiorare una malinconia che è stupita e precisa a un tempo, traducendosi in meticolose osservazioni, attraversata dalla memoria di parole e figure depositate nel tempo da una scelta compagnia di viandanti, di cui si dà conto in un atlante degli affetti pudicamente camuffato da Nota bibliografica, a chiusura del volume.
Con loro si muovono nella ineludibile corporalità del “paesaggio terrestre”; non per verificare un dato di realtà però, quanto piuttosto per saggiare la possibilità e la tenuta delle sue rappresentazioni, nella convinzione – condivisibile, ovvio – che la visione non può che essere “sempre il ricrearsi di un visibile”. Per questo credo si sono mossi alla ricerca di un tempo inattuale (ma non “perduto”) con un agire da archeologi dello sguardo intenti a rilevare in situ le ragioni delle inquadrature di Courbet come dei motivi di Cézanne, a indagare la profondità e le stratificazioni di un’idea, riconoscendo infine che la sola cosa visibile è un simulacro. Inevitabile e necessario però, perché “abbiamo bisogno di nomi, di luoghi immaginati e immagini che altri ci hanno regalato, nomi e immagini che possono condurci altrove (…) solo per sperare di riconoscere nel mondo un luogo a cui volere ancora appartenere.”

Indice del volume

09 Premessa
13 Paesaggio terrestre attorno a Villa Minozzo
29 Finestre in Engadina
39 Non è ancora buio
55 La via di Tetrarca
73 Le cave, la città
89 I motivi di Cézanne
101 Il cielo a Delft
111 Eldena
125 A Capri
135 Indice delle illustrazioni
137 Nota bibliografica

Pierangelo Cavanna

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO